Una volta si diceva “muraglia, libro della canaglia”. Ora la muraglia è il web, perché vi possono scrivere tutti (o quasi). Ma sul web scrivono anche esperti, intellettuali e studiosi. Questa è la differenza. Un tempo un esperto, un intellettuale o un serio studioso scriveva sui libri e sui giornali. Anche ora, ma scrive anche sul web. Ed è difficile distinguere le riflessioni intelligenti e ragionate dagli sfoghi di pelle (che fanno comunque parte del gioco) e da chi echeggia quello che dicono gli altri senza averlo pensato lui, ma solo perché lo slogan è buono (come non perdere l’occasione di un buon slogan?). Ed è pieno di buoni slogan! Prendo questo:
Anche le navi trasportano schiavi, ma nessuno propone di abolire il mare #boldrini
Bellissimo. Da qui si può derivare – per implicatura – che #boldrini abbia proposto di abolire il web o di restringere la libertà sul web. Vi sono già leggi specifiche (sulla pedopornografia, sulla diffamazione, ecc.) e pare strano che questa sia la proposta. In effetti il punto di Boldrini è sulla violenza alle donne. Ma le sue parole, poste nell’arena pubblica, hanno dato adito a diverse implicature. Volute? Non volute? A porre domande sul web ci si espone ovviamente ai “nuovi censori”, che colgono ogni occasione per denunciare i complotti alla libertà sul web. Le ribellioni del “popolo del web” (cioé, ormai, quasi tutti) hanno aiutato a capire la demenza di alcune proposte di leggere (c’era chi voleva “chiudere” facebook o qualsiasi sito non eliminasse immediatamente una foto ‘scomoda’, ecc.).
Ma Boldrini pone un problema:
“Mi domando se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta, o attraverso una scritta sul muro sia considerata in modo diverso dalla stessa minaccia via web. Me lo domando, chiedo che si apra una discussione serena e seria. Se il web è vita reale, e lo è, se produce effetti reali, e li produce, allora non possiamo più considerare meno rilevante quel che accade in Rete rispetto a quel che succede per strada”. [per molti è la scoperta dell'acqua calda, ma non per tutti]
Qual’è il problema: è vero o è falso che in rete c’è “una cultura della minaccia tollerata e giudicata tutt’al più, come certi hanno scritto, una “burla”? (non so cosa è stato descritto “burla“, ma una foto di una ragazza nuda sulla spiaggia con la faccia di Boldrini a me pare un burla; una minaccia di morte o stupro con tanto di fotomontaggio è già un po’ meno burla; se non si fanno distinzioni si arriva alla narcosi della ragione che spesso aleggia nel web).
Sono domande sensate, che riguardano la cultura italiana (ovvio, non solo italiana). Da queste domande segue che occorre abolire il web? o filtrarlo alla radice come in Cina? A me non sembra.
Ci sono problemi più urgenti? C’è sempre un problema più urgente, ma la violenza sulle donne e l’aumentare degli assassinii di donne in Italia non è un problema urgente? E il risorgere del razzismo in Italia non è un problema urgente? La campagna diffamatoria contro Boldrini è partita dopo la sua visita alla comunità ebraica e la sua richiesta di punire l’odio razziale sul web. Ma odio razziale e odio per le donne sono aspetti spesso strettamente legati (non solo perché si parla di “odio”, ma perché si usano stereotipi come denunce di inferiorità: “gli ebrei”, “i neri”, “le donne” come razze inferiori.
Ecco le parole che potrebbero “incriminare” la Boldrini:
“”[fare denunce di singoli casi di minaccia di morte in rete]… è come svuotare il mare con un bicchiere. Credo che ci dobbiamo tutti fermare un momento e domandarci due cose: se vogliamo dare battaglia – una battaglia culturale – alle aggressioni alle donne a sfondo sessuale. Se vogliamo cominciare a pensare alla rete come ad un luogo reale, dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove. Cominciare a pensarci, discuterne quanto si deve, poi prendere delle decisioni misurate, sensate, efficaci. Senza avere paura dei tabù che sono tanti, a destra come a sinistra. La paura paralizza. La politica deve essere coraggiosa, deve agire”"
Boldrini parla di “due” problemi: (1) dare battaglia alle aggressioni a sfondo sessuale (2) pensare alla rete come luogo reale, e prendere “decisioni”.
Dal punto (2) si può inferire che Boldrini voglia prendere “decisioni” di blocco della rete. E’ questo che ha in mente? O altro? Per inferire questo occorrono molte presupposizioni assunte come vere, molte premesse collaterali, che la Boldrini non ha esplicitato. Boldrini ha posto un problema, non una soluzione. Il problema è “non basta dire ‘il web è fatto così’: dobbiamo chiederci quale cultura si sta sviluppando in Italia. Le “decisioni misurate, sensate, efficaci” devono riguardare la violenza sulle donne, l’aggressione a sfondo sessuale. Se questa è fatta in rete non necessariamente è una “burla”. E’ qualcosa che ha conseguenze, e che sta influenzando un’intera generazione. Non riesco a capire cosa possa avere in mente Boldrini, ma una censura alla cinese in Italia non esiste. Siti che incitano alla violenza, al razzismo, al fascismo esistono. Se si chiudono possono trovare modo di riaprirsi in qualche altro server in giro per il mondo.
La legislazione italiana considera i casi di “calunnia”, “offesa”, “vilipendio”, “oltraggio”, “apologia di fascismo” e altri casi che riguardano l’espressione verbale. Esistono limiti alla libertà di parola? Alla libertà di espressione? E il web è esente da questo o è come quando ci si incontra faccia-faccia? Questo è il problema posto da Boldrini. E tutti a rispondere in coro: “ma io sono libero di dire quello che voglio e di fare quello che voglio” (sembra la parodia di Guzzanti sulla casa delle libertà). Non mi sembra una risposta adeguata.La legge c’è, la mentalità sessista anche. Boldrini ha peccato di ingenuità, ma legare i problemi (1) e (2), violenza a sfondo sessuale e violenza in rete non è fuori luogo. Non è un problema dei siti sadomaso (liberi di divertirsi come si vuole), ma delle aggressioni dirette e personali.