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	<title>Commenti a: Equal Respect</title>
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		<title>Di: carlopenco</title>
		<link>http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2007/12/14/equal-respect/#comment-19</link>
		<dc:creator>carlopenco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Dec 2007 10:22:14 +0000</pubDate>
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		<description>Viva Puck 85 che ha colpito nel segno. San Tommaso diceva: la preghjiera inizia con la bocca e poi nella mente; a me sembrava una cosa sciocca; ma forse non tanto. Se non è forzato o motivato da altri scopi, un modo di parlare &quot;rispettoso&quot; aiuta a creare un ambiente di rispetto. Baroncelli ha fatto vedere gli aspettiridicoli del &quot;politically correct&quot;, ma anche il pericolo della sua demolizione. Prendete ad esempio
&lt;a href=&quot;http://www.psychologytoday.com/articles/pto-20070622-000002.xml&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt; queste riflessioni di pseudo-psicologi. &lt;/a&gt; A me fa rabbrividire la semplificazione dei problemi con una patina di pseudoscientificità, la mistura di dati con punti di vista arcaici e l&#039;arroganza di chi pretende di mostrare che le idee politically correct sono antiscientifiche. Sarei curioso di sapere altri pareri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Viva Puck 85 che ha colpito nel segno. San Tommaso diceva: la preghjiera inizia con la bocca e poi nella mente; a me sembrava una cosa sciocca; ma forse non tanto. Se non è forzato o motivato da altri scopi, un modo di parlare &#8220;rispettoso&#8221; aiuta a creare un ambiente di rispetto. Baroncelli ha fatto vedere gli aspettiridicoli del &#8220;politically correct&#8221;, ma anche il pericolo della sua demolizione. Prendete ad esempio<br />
<a href="http://www.psychologytoday.com/articles/pto-20070622-000002.xml" rel="nofollow"> queste riflessioni di pseudo-psicologi. </a> A me fa rabbrividire la semplificazione dei problemi con una patina di pseudoscientificità, la mistura di dati con punti di vista arcaici e l&#8217;arroganza di chi pretende di mostrare che le idee politically correct sono antiscientifiche. Sarei curioso di sapere altri pareri.</p>
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		<title>Di: puck85</title>
		<link>http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2007/12/14/equal-respect/#comment-18</link>
		<dc:creator>puck85</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 13:13:59 +0000</pubDate>
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		<description>Sono d&#039;accordo con Elena: &quot;un maggior rispetto per le persone non può certo avvenire per editto&quot;, così come l&#039;uso di un linguaggio politically correct non può determinare automaticamente il reale rispetto per la persona. Penco ci ha mostrato un esempio (l&#039;intervista di Ali G a Noam Chomsky) di come si possa avere grande rispetto senza essere politicamente corretti. Il problama per noi fattori della comunicazione resta però questo: il linguaggio può essere intanto un punto di partenza? L&#039;uso di un lessico politicamente corretto può poi portare ad avere rispetto vero, quello che si sente &quot;a pelle&quot;? Io non ho ancora una risposta...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Elena: &#8220;un maggior rispetto per le persone non può certo avvenire per editto&#8221;, così come l&#8217;uso di un linguaggio politically correct non può determinare automaticamente il reale rispetto per la persona. Penco ci ha mostrato un esempio (l&#8217;intervista di Ali G a Noam Chomsky) di come si possa avere grande rispetto senza essere politicamente corretti. Il problama per noi fattori della comunicazione resta però questo: il linguaggio può essere intanto un punto di partenza? L&#8217;uso di un lessico politicamente corretto può poi portare ad avere rispetto vero, quello che si sente &#8220;a pelle&#8221;? Io non ho ancora una risposta&#8230;</p>
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		<title>Di: elenalonzo</title>
		<link>http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2007/12/14/equal-respect/#comment-16</link>
		<dc:creator>elenalonzo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 11:24:09 +0000</pubDate>
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		<description>Secondo me è necessario distinguere tra due tipi di &quot;rispetto&quot;: merit o esteem respect (condizionato) e recognition o status respect ( che, come riporta Galeotti, &quot;is attributed to each person in virtue of having the moral status of a person&quot;). L&#039;&quot;esteem respect&quot; si può avere, perdere e anche eventualmente recuperare, il &quot;recognition respect&quot; è (o meglio, dovrebbe essere) a priori. 
E&#039; vero che nel corso delle pratiche sociali, l&#039;acettazione cosciente dell&#039;Altro molto spesso si accompagna a forme di avversione inconscia. Non si può incolpare un soggetto di azioni di cui esso non era consapevle, tuttavia si può &quot;obbligare&quot; un soggetto agente ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, abitudini, sentimenti, atteggiamenti che tendono a degradare determinate persone. Si può chiedere al soggetto di sottoporre a riflessione i propri comportamenti e di adoperarsi per modificare abitudini e atteggiamenti. Ciò significa pretendere che chi compie determinate azioni se ne assuma la responsabilità, porti al livello di consapevolezza discorsiva il signifcato e le conseguenze implicite delle azioni automatiche.
La modificazione di abitudini culturali che svualutano alcune persone a mio avviso può avvenire solo se gli individui prendono coscienza delle proprie abitudini e si impegnano a modificarle.
Il cambiamento culturale e un maggior rispetto per le persone non può certo avvenire per editto. Non si può promulgare una legge che stabilisca la corretta distanza a cui le persone devono porsi quando parlano, o come e quando dovrebbero toccarsi. Tantomeno è desiderabile regolamentare l&#039;espressione delle fantasie, dell&#039;umorismo ...Si può solo invitare le persone a sottoporre alcuni fenomeni a pubblico dibattito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me è necessario distinguere tra due tipi di &#8220;rispetto&#8221;: merit o esteem respect (condizionato) e recognition o status respect ( che, come riporta Galeotti, &#8220;is attributed to each person in virtue of having the moral status of a person&#8221;). L&#8217;&#8221;esteem respect&#8221; si può avere, perdere e anche eventualmente recuperare, il &#8220;recognition respect&#8221; è (o meglio, dovrebbe essere) a priori.<br />
E&#8217; vero che nel corso delle pratiche sociali, l&#8217;acettazione cosciente dell&#8217;Altro molto spesso si accompagna a forme di avversione inconscia. Non si può incolpare un soggetto di azioni di cui esso non era consapevle, tuttavia si può &#8220;obbligare&#8221; un soggetto agente ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, abitudini, sentimenti, atteggiamenti che tendono a degradare determinate persone. Si può chiedere al soggetto di sottoporre a riflessione i propri comportamenti e di adoperarsi per modificare abitudini e atteggiamenti. Ciò significa pretendere che chi compie determinate azioni se ne assuma la responsabilità, porti al livello di consapevolezza discorsiva il signifcato e le conseguenze implicite delle azioni automatiche.<br />
La modificazione di abitudini culturali che svualutano alcune persone a mio avviso può avvenire solo se gli individui prendono coscienza delle proprie abitudini e si impegnano a modificarle.<br />
Il cambiamento culturale e un maggior rispetto per le persone non può certo avvenire per editto. Non si può promulgare una legge che stabilisca la corretta distanza a cui le persone devono porsi quando parlano, o come e quando dovrebbero toccarsi. Tantomeno è desiderabile regolamentare l&#8217;espressione delle fantasie, dell&#8217;umorismo &#8230;Si può solo invitare le persone a sottoporre alcuni fenomeni a pubblico dibattito.</p>
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		<title>Di: carlopenco</title>
		<link>http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2007/12/14/equal-respect/#comment-14</link>
		<dc:creator>carlopenco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2007 23:30:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2007/12/14/equal-respect/#comment-14</guid>
		<description>D&#039;accordo. Ma... Se qualcuno esplicitamente ti disprezza e non ti rispetta c&#039;è solo da tagliare finché non cambia idea. E&#039; diverso il caso di chi  &quot;a pelle&quot; si sente a disagio con qualcuno che sente &quot;diverso&quot;. E qui cosa ci puoi fare? Il sentimento del rispetto non è un comportamento che si può imporre. E ci vuole anche rispetto per  chi in cuor suo non ti riesce a considerare uguale, ma fa ogni sforzo per essere gentile e sembrare rispettoso. O no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo. Ma&#8230; Se qualcuno esplicitamente ti disprezza e non ti rispetta c&#8217;è solo da tagliare finché non cambia idea. E&#8217; diverso il caso di chi  &#8220;a pelle&#8221; si sente a disagio con qualcuno che sente &#8220;diverso&#8221;. E qui cosa ci puoi fare? Il sentimento del rispetto non è un comportamento che si può imporre. E ci vuole anche rispetto per  chi in cuor suo non ti riesce a considerare uguale, ma fa ogni sforzo per essere gentile e sembrare rispettoso. O no?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: tomasoboyer</title>
		<link>http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2007/12/14/equal-respect/#comment-13</link>
		<dc:creator>tomasoboyer</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2007 09:45:12 +0000</pubDate>
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		<description>Quoto anche io i commenti positivi riguardo a questo workshop.
Uno dei motivi conduttori delle relazioni (per molti versi diverse tra loro, per toni, genesi e background degli autori) penso sia stato proprio il problema sollevato da Elena nel post precedente: il rispetto dell&#039;uguaglianza formale non basta più; non è sufficiente avere come base un &quot;riconoscimento&quot; di uguaglianza e una forma di rispetto in accordo con essa. 
Da qui la necessità di trovare nuove basi per l&#039;equità, basi che si possono trovare nel rispetto, inteso come un &quot;riconoscimento senza giudizio&quot;, ancora prima che in forme di distribuzioni di risorse, opportunità etc... (sul problema del cosiddetto &quot;Paradigma distributivo&quot; consiglio I.M. Young, Le politiche della differenza, Milano, Feltrinelli, 1996- o chiedete ad elena che è un&#039;esperta di questo argomento).

Vi saluto,
Tomaso</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quoto anche io i commenti positivi riguardo a questo workshop.<br />
Uno dei motivi conduttori delle relazioni (per molti versi diverse tra loro, per toni, genesi e background degli autori) penso sia stato proprio il problema sollevato da Elena nel post precedente: il rispetto dell&#8217;uguaglianza formale non basta più; non è sufficiente avere come base un &#8220;riconoscimento&#8221; di uguaglianza e una forma di rispetto in accordo con essa.<br />
Da qui la necessità di trovare nuove basi per l&#8217;equità, basi che si possono trovare nel rispetto, inteso come un &#8220;riconoscimento senza giudizio&#8221;, ancora prima che in forme di distribuzioni di risorse, opportunità etc&#8230; (sul problema del cosiddetto &#8220;Paradigma distributivo&#8221; consiglio I.M. Young, Le politiche della differenza, Milano, Feltrinelli, 1996- o chiedete ad elena che è un&#8217;esperta di questo argomento).</p>
<p>Vi saluto,<br />
Tomaso</p>
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		<title>Di: elenalonzo</title>
		<link>http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2007/12/14/equal-respect/#comment-12</link>
		<dc:creator>elenalonzo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 11:25:45 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao a tutti!Ho partecipato anche io al workshop sull&#039;equal respect e anche per me è stata davvero un&#039;esperienza interessantissima. In particolare, vi consiglio di leggere il paper di Elisabetta Galeotti intitolato &quot;Respect as Recognition&quot;. Prima di ascoltare al relazione di Geleotti non avevo mai riflettuto sul fatto che alcune persone non solo subiscono quotidianamente l&#039;umiliazione di comportamenti di avversione, di schivamento o di condiscendenza, ma devono oltretutto subirli in silenzio, essendo per loro impossibile verificare le proprie sensazioni con quelle altrui. E avevo sempre  sottovalutato l&#039;importanza della gestualità nell&#039;accordare a ciascuno il medesimo rispetto e la medesima cortesia. Ho cominciato a pensare che non è affatto sufficiente l&#039;adesione al principio dell&#039;uguaglianza formale e delle pari opportunità per garantire  a chiunque un equo trattamento. Per quanto una sorta di &quot;galateo pubblico&quot; possa proibire il razzismo, il sessismo , l&#039;omofobia, moltissime persone che a livello di coscienza riconoscono alle donne, alla gente di colore, ai disabili...il diritto all&#039;uguaglianza e al rispetto, a livello di corpo e di sentimento lasciano trasparire comportamenti e reazioni (spesso autonome e inconscie) di avversione e schivamento (compresi i gesti e toni di voce) che segnano, stereotipizzano, svalutano e degradano determinate persone.
Se vi venisse voglia di saperne qualcosa di più, io ho i paper, chiedetemeli. Chiaramente il convegno era in ingelese...devo ammettere di aver avuto moltissime difficoltà di comprensione. Avrei voluto e soprattutto avrei dovuto conoscere l&#039;inglese molto meglio...se non avessi avuto i paper sarebbe stato un disastro... 
Concludo il mio commento salutandovi.
A domani,
elena
Ancora una cosa: mercoledì presenterei il mio filmato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti!Ho partecipato anche io al workshop sull&#8217;equal respect e anche per me è stata davvero un&#8217;esperienza interessantissima. In particolare, vi consiglio di leggere il paper di Elisabetta Galeotti intitolato &#8220;Respect as Recognition&#8221;. Prima di ascoltare al relazione di Geleotti non avevo mai riflettuto sul fatto che alcune persone non solo subiscono quotidianamente l&#8217;umiliazione di comportamenti di avversione, di schivamento o di condiscendenza, ma devono oltretutto subirli in silenzio, essendo per loro impossibile verificare le proprie sensazioni con quelle altrui. E avevo sempre  sottovalutato l&#8217;importanza della gestualità nell&#8217;accordare a ciascuno il medesimo rispetto e la medesima cortesia. Ho cominciato a pensare che non è affatto sufficiente l&#8217;adesione al principio dell&#8217;uguaglianza formale e delle pari opportunità per garantire  a chiunque un equo trattamento. Per quanto una sorta di &#8220;galateo pubblico&#8221; possa proibire il razzismo, il sessismo , l&#8217;omofobia, moltissime persone che a livello di coscienza riconoscono alle donne, alla gente di colore, ai disabili&#8230;il diritto all&#8217;uguaglianza e al rispetto, a livello di corpo e di sentimento lasciano trasparire comportamenti e reazioni (spesso autonome e inconscie) di avversione e schivamento (compresi i gesti e toni di voce) che segnano, stereotipizzano, svalutano e degradano determinate persone.<br />
Se vi venisse voglia di saperne qualcosa di più, io ho i paper, chiedetemeli. Chiaramente il convegno era in ingelese&#8230;devo ammettere di aver avuto moltissime difficoltà di comprensione. Avrei voluto e soprattutto avrei dovuto conoscere l&#8217;inglese molto meglio&#8230;se non avessi avuto i paper sarebbe stato un disastro&#8230;<br />
Concludo il mio commento salutandovi.<br />
A domani,<br />
elena<br />
Ancora una cosa: mercoledì presenterei il mio filmato.</p>
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