<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Ontologia e comunicazione</title>
	<atom:link href="http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2008/02/16/ontologia-e-comunicazione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2008/02/16/ontologia-e-comunicazione/</link>
	<description>Just another WordPress.com weblog</description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Oct 2009 13:32:37 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<item>
		<title>Di: carlopenco</title>
		<link>http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2008/02/16/ontologia-e-comunicazione/#comment-59</link>
		<dc:creator>carlopenco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 21:12:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/?p=32#comment-59</guid>
		<description>Peccato non aver saputo dell&#039;incontro! (Rivieccio me lo poteva dire...e Zanghì è bravissimo).
Credo che manchi in Italia un minimo di preparazione comune su &quot;critical thinking&quot; che è un comun denominatore di molte università americane. Alcune idee base di logica dovrebbero essere condivise da tutti, ma raramente accade (addirittura tra filosofi). Ma manca anche una cultura scientifica condivisa, se non molto approssimativa. 
Questo fà sì che ogni discorso per essere comprensibile rischia di fermarsi solo alle prime battute. Infatti se le presupposizioni non sono condivise, occorre esplicitarle. E a volte un discorso rischia di fare solo questo.  Non basta&lt;em&gt; sapere che&lt;/em&gt; occorre avere certe conoscenze condivise per parlarsi bene; occorre anche averle! Non so se parlarei di ontologia o piuttosto di lessico non condiviso, ma anche di ignoranza sempre più ampia (per sovrabbondanza di informazione irrilevante). La cultura non è acqua (e siamo sempre più ignoranti, come capre).

</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Peccato non aver saputo dell&#8217;incontro! (Rivieccio me lo poteva dire&#8230;e Zanghì è bravissimo).<br />
Credo che manchi in Italia un minimo di preparazione comune su &#8220;critical thinking&#8221; che è un comun denominatore di molte università americane. Alcune idee base di logica dovrebbero essere condivise da tutti, ma raramente accade (addirittura tra filosofi). Ma manca anche una cultura scientifica condivisa, se non molto approssimativa.<br />
Questo fà sì che ogni discorso per essere comprensibile rischia di fermarsi solo alle prime battute. Infatti se le presupposizioni non sono condivise, occorre esplicitarle. E a volte un discorso rischia di fare solo questo.  Non basta<em> sapere che</em> occorre avere certe conoscenze condivise per parlarsi bene; occorre anche averle! Non so se parlarei di ontologia o piuttosto di lessico non condiviso, ma anche di ignoranza sempre più ampia (per sovrabbondanza di informazione irrilevante). La cultura non è acqua (e siamo sempre più ignoranti, come capre).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tomasoboyer</title>
		<link>http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2008/02/16/ontologia-e-comunicazione/#comment-58</link>
		<dc:creator>tomasoboyer</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 16:48:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/?p=32#comment-58</guid>
		<description>Oggi ho partecipato ad un interessantissimo seminario di filosofia della scienza al quale hanno partecipato il prof. Zanghì (docente di Fisica teorica  che terrà la seconda parte del corso) e il Dott. Rivieccio che si occupa di logica matematica e che ha esposto le geometrie non euclidee.
Erano presenti studenti di filosofia (di diversi indirizzi) ma anche del biennio in giornalismo: al di là dell&#039;indubbio interesse (almeno per me) è risultato evidente come le diverse esperienze (e ontologie) abbiano creato una notevole difficoltà di comunicazione.
Le difficoltà sono nate, ancor prima che dai contenuti, dalle differenze esistenti nei linguaggi tecnici delle diverse discipline.
Le parole hanno significati diversi nei diversi linguaggi, a questo si è aggiunta una scarsa base di conoscenze comuni condivise.
La stupefacente chiarezza dei relatori ha aiutato molto ma la comunicazione è naturalmente risultata più complessa e faticosa.
Come fare in questi casi?
Come ci si può aspettare una comunicazione sufficientemente chiara tra ontologie differenti?
Per quanto mi riguarda cerco sempre di usare i mezzi della pragmatica, rispettare le massime conversazionali ed esplicitare il più possibile, ma non sempre basta.
Rileggendo articoli e commenti sul nostro blog mi sono improvvisamente reso conto delle difficoltà di comprensione che potrebbe incontrare  chi si occcupa di altre discipline (in questo senso l&#039;uso di esempi è sempre molto utile).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho partecipato ad un interessantissimo seminario di filosofia della scienza al quale hanno partecipato il prof. Zanghì (docente di Fisica teorica  che terrà la seconda parte del corso) e il Dott. Rivieccio che si occupa di logica matematica e che ha esposto le geometrie non euclidee.<br />
Erano presenti studenti di filosofia (di diversi indirizzi) ma anche del biennio in giornalismo: al di là dell&#8217;indubbio interesse (almeno per me) è risultato evidente come le diverse esperienze (e ontologie) abbiano creato una notevole difficoltà di comunicazione.<br />
Le difficoltà sono nate, ancor prima che dai contenuti, dalle differenze esistenti nei linguaggi tecnici delle diverse discipline.<br />
Le parole hanno significati diversi nei diversi linguaggi, a questo si è aggiunta una scarsa base di conoscenze comuni condivise.<br />
La stupefacente chiarezza dei relatori ha aiutato molto ma la comunicazione è naturalmente risultata più complessa e faticosa.<br />
Come fare in questi casi?<br />
Come ci si può aspettare una comunicazione sufficientemente chiara tra ontologie differenti?<br />
Per quanto mi riguarda cerco sempre di usare i mezzi della pragmatica, rispettare le massime conversazionali ed esplicitare il più possibile, ma non sempre basta.<br />
Rileggendo articoli e commenti sul nostro blog mi sono improvvisamente reso conto delle difficoltà di comprensione che potrebbe incontrare  chi si occcupa di altre discipline (in questo senso l&#8217;uso di esempi è sempre molto utile).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: carlopenco</title>
		<link>http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/2008/02/16/ontologia-e-comunicazione/#comment-57</link>
		<dc:creator>carlopenco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 10:19:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fattoriadellacomunicazione.wordpress.com/?p=32#comment-57</guid>
		<description>Ho dimenticato di ricordare &quot;protegé&quot;:
http://protege.stanford.edu/
uno degli standard di ontologia da cui partire

Il problema del rapporto comunicazione/ontologia ricorda che i più grossi problemi della comunicazione tra umani vengono dati dal diverso significato dato alle parole: (i)  si usano parole un po&#039; diverse per riferirsi allo stesso tipo di cose o (ii) si usano parola uguali per riferirsi a cose differenti. 
Qui parlo di &quot;riferirsi a&quot;. Ma potrei anche parlare di inferenze collegate alle parole che si usano. Prendiamo (ii): se dico &quot;ci vediamo  al cine&quot; cosa intendi tu? Che ci incontreremo alla cassa? che andiamo allo stesso spettacolo (dove al buio non ci si vede) e magari ci vediamo all&#039;uscita? Che andiamo sul set di fronte al regista?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho dimenticato di ricordare &#8220;protegé&#8221;:<br />
<a href="http://protege.stanford.edu/" rel="nofollow">http://protege.stanford.edu/</a><br />
uno degli standard di ontologia da cui partire</p>
<p>Il problema del rapporto comunicazione/ontologia ricorda che i più grossi problemi della comunicazione tra umani vengono dati dal diverso significato dato alle parole: (i)  si usano parole un po&#8217; diverse per riferirsi allo stesso tipo di cose o (ii) si usano parola uguali per riferirsi a cose differenti.<br />
Qui parlo di &#8220;riferirsi a&#8221;. Ma potrei anche parlare di inferenze collegate alle parole che si usano. Prendiamo (ii): se dico &#8220;ci vediamo  al cine&#8221; cosa intendi tu? Che ci incontreremo alla cassa? che andiamo allo stesso spettacolo (dove al buio non ci si vede) e magari ci vediamo all&#8217;uscita? Che andiamo sul set di fronte al regista?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
