Comunicazione politica (2)

Prove di censura? Penso che la polemica sulle parole di Travaglio su Schifani non sia destinata ad essere un caso isolato. Piuttosto, vi trovo un chiaro indice delle intenzioni del nuovo governo su che fare dell’informazione italiana nei prossimi cinque anni. Per chi non abbia seguito la cosa, qui trovate cosa ne scrive l’Agenda della Comunicazione, con redazione a Genova.

Il punto della questione è semplice. Si parte con le polemiche, ma rapidamente si fa avanzare il fronte. Presto, di sicuro, arriverà la censura vera e propria e si spediranno raccomandate con ricevuta di ritorno. Altra funzione delle prove di biasimo a carico degli outsider: si dà modo di dimostrare o meno fedeltà ai nuovi governanti. Chi vorrà far carriera, potrà farsi notare. Chi vorrà mantenere il posto, terrà alla meglio un basso profilo. Come un ballon d’essai, non per sondare le preferenze dell’elettorato, ma per identificare i futuri membri della squadra. E poi, una cosa tira l’altra, se n’è approfittato per polemizzare ancora su Santoro, per aver dato troppo spazio alle parole e alle immagini di Beppe Grillo. Il mirino è ben puntato anche su di lui, lo si sta ricordando a tutti.

Prospettavo nuove censure poche righe addietro. Purtroppo, ho rilevato, questo è già avvenuto tra la giornata di ieri e quella di oggi. E nel posto in cui più mi è dispiaciuto verificarlo: la rete. Sul sito di Rai.tv (che considero davvero un ottimo servizio pubblico) è scomparso l’intervento di Travaglio. Ciò è avvenuto tra ieri sera e questa mattina. Nella pagina dedicata al programma di Fazio, non è più nell’elenco degli ospiti intervenuti. Lo posso assicurare: ieri sera era presente. Difficilmente si può trattare di un problema non voluto, dal momento che gli altri interventi rimangono disponibili per la visione.

Nel dare il nome a questo post, ho voluto riprendere quello di un intervento precedente, “Comunicazione politica”. L’ho fatto perché il controllo dei media è comunicazione politica, in qualunque forma avvenga. Che sia il news management attraverso spin doctor, conferenze stampa e diffusione costante di notizie preconfezionate, come sta divenendo norma, nel gioco delle parti tra giornalisti e politici. O che sia un controllo vero, più stringente, un collare a strozzo al collo dell’informazione. Silvio Berlusconi è un uomo di spettacolo, porta avanti la propria politica in uno stato di campagna elettorale permanente. Per questo non concede tregue. Silvio Berlusconi è un uomo spietato, per questo non concede sgarri. Il cono d’ombra sulla maggioranza della popolazione, quella poco informata, sarà mantenuto e diverrà più scuro. Questa è comunicazione politica.

Non si deve far politica in questo blog: per questo motivo scrivo queste cose. Prendere una posizione chiara e netta a favore della libertà di informazione è fare il proprio lavoro. Non farlo è far politica. A suo favore.

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6 pensieri su “Comunicazione politica (2)

  1. Con questo blog non compare il nome dell’autore dei post, e forse è utile scriverlo a fondo pagina. Questo non è un blog di politica, ma di studio sulle strutture della comunicazione. Il modo in cui la presenza di informazioni compare e scompare da siti ufficiali (come quelli della rai) è un fatto utile a sapersi, che mostra quanto valore si dia ai contenuti dell’informazione e della comunicazione (altro che “il medio è il messaggio).
    “Comunicazione” oggi è un termine che molto si avvicina a “propaganda”; quando si dice “manca la comunicazione”, si intende spesso “dobbiamo fare meglio propaganda”; altre volte “dobbiamo mandare informazioni che non sono abbastanza conosciute”. La linea di divisione è difficile da tirare; grandi tradizioni, come ad es. la BBC, hanno fatto dell’informazione aggiornata la loro “mission”, e restano un esempio per tutti.
    Comunque sta cambiando qualcosa con la informazione diffusa sul web, anche se l’informazione in rete è ancora una questione di “nicchia” (ma sempre meno nicchia). La mia sensazione è che i giovani acculturati passino più tempo sul web che alla televisione, ma la maggioranza degli italiani no.
    La censura è comunque un fattore ormai tradizionale della nostra storia italiana. Però ammettiamolo: con il web la censura sarà sempre parziale; infatti, anche lasciando perdere YouTube, si può vedere su La7 l’intervista di Travaglio e non mi ha scandalizzato particolarmente (è il solito Travaglio provocatore , e occorre avere un grande senso dell’ironia per non offendersi di quello che dice (ma se mai rispondere); e pochi ce l’hanno; pensate che D’Alema aveva querelato Forattini per una vignetta…).
    Censurare è sempre più difficile, anche se la Cina insegna che si può censurare il web. Si può, ma ormai c’è un’abitudine europea che è difficile perdere. Persino in Italia!

  2. Grazie al link riportato nel commento ho colto l’occasione di vedere la parte incriminata dell’intervista a Travaglio. Argomento scottante questo della censura comunicativa e dell’invadenza politica, soprattutto in un servizio pubblico, soprattutto avendo in mente il ricordo ancora recente del triste “editto bulgaro”. Condivido i timori espressi da Federico e penso che il gesto della Rai di togliere l’intervista dal web sia stata a tutti gli effetti una sciocchezza: non solo perchè la diffusione via web è inarrestabile, ma anche perché quell’intervista è pur sempre un evento sul quale a distanza di giorni si sta ancora discutendo. Non mi pare rappresenti un oltraggio al pudore di nessuno, nè ingiuriosa, perchè rimuoverla?
    Fra l’altro fossi Schifani mi irriterei per la parte in cui viene gratuitamente sminuito e deriso (“dopo di lui solo più la muffa…” “ah, no, esempio sbagliato perchè dalla muffa si ottiene la penicillina!”) piuttosto che per le frasi sulla mafia (non parla nemmeno di collusione, di appartenenza, solo di amicizia con alcune persone poi giudicate mafiose).
    Fazio che si dissocia e che il giorno dopo legge una dichiarazione di scuse è davvero avvilente; tirare a campare in tempi difficili non è semplice, ma la libertà d’espressione è cosa troppo cara!

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