Lessico provvisorio (università 2008)

Lessico provvisorio del dibattito sull’Università
(versione 15.11.08 in ordine alfabetico e prima numerico)

18 politico; il Ministro ha trovato un nuovo nemico immaginario: “Vogliamo cancellare dalla scuola e dall’università l’ideologia dell’egualitarismo, del 18 o del 6 politico a tutti”. E cosa è? qualcosa che alcuni studenti “politici” chiedevano più di 40 anni fa e cui nessuno pensa più da almeno 30 anni.

33-34 Articoli della Costituzione italiana richiamati spesso.

126 La legge che ha abolito l’ICI e.. creato problemi di bilancio contribuendo (assieme al disastro Alitalia) al taglio del finanziamento ordinario delle Università pubbliche.

133 Il decreto della discordia 122 convertito in legge 133 il 6 agosto 2008

137 Il decreto urgente per maestro unico,ecc. che dopo proteste del 28 è stato approvato il 29 Ottobre, con proteste vivaci e scontri violenti.

180 Il decreto legge sul reclutamento, (10.11.08) borse di studio e altro

1968 Non c’entra niente. Il ’68 è un movimento mondiale del secolo scorso; questo è un fenomeno locale, legato alla particolarità italiana. E’ vero che vi sono proteste sulle riforme universitarie anche altrove: nel 2007 gli studenti francesi (Sorbona compresa) si ribellavano alle riforme di Sarkozy (e anche nel 2008); ma in Francia, al contrario che in Italia, invece di tagliare si immettono nuove risorse finanziarie per l’università. Proteste vi sono in Spagna a Valencia, Madrid e in Galizia (ma non nella regione catalana che spende molto per la ricerca). Inoltre il ’68 era un movimento libertario e anti autoritario. Gli obiettivi polemici erani la famiglia e i professori. Le ragazzine che oggi vanno a bere la sera al bar non hanno idea che negli anno ’60 quello che oggi danno per scontato era “proibito” – per usare un eufemismo. Gli studenti e le studentesse di oggi sono liberi di fare quasi tutto quello che vogliono – la televisione insegna anche libertà di costumi inimmaginabile allora. Hanno altri problemi; vogliono studiare meglio, vogliono lavorare di più, vogliono più serietà e competenza attorno a loro e vogliono una Università italiana almeno a livelli europei.

Bamboccioni e opportunisti Poco da dire, se non rimandare alla intervista al Ministro Brunetta(pdf) che, in un tentativo di imitare Padoa Schioppa, parla di “bamboccioni protestatari e ignoranti” e di “baroni opportunisti che usano questi bamboccioni per mantenere i loro privilegi”. L’intervista prevede anche incentivi per chi lavora meglio. Ma i baroni di cui sopra non vogliono incentivi per sé, bensì fondi per assumere i giovani che da anni sono a spasso in Europa; vogliono che la Università statale non venga abrogata per decreto. Slogan: “Che si fa? si statalizzano le banche e si privatizza l’Università?”

Competenze Con quali competenze vengono selezionati i professori? (vedi sotto la voce “professori”). Si dice che sono “tutti raccomandati” o tutti “parenti” (anche se a volte lo diventano dopo essersi incontrati negli studi; spesso Dio li fa e poi li accoppia). Il familismo amorale comunque è nato italiano Così avviene nel commercio, nell’industria e nella politica italiana: chi si scandalizza se a dirigere televisioni sono i figli di Berlusconi se a far carriera in Fiat sono parenti di Agnelli? e così via fin nelle piccole e medie imprese è difficile non trovare figli e parenti. Non va meglio nel Parlamento, da quando la legge di Calderoli ha eliminato la possibilità di preferenze individuali, e quindi si viene eletti per amicizie rilevanti dentro il partito. Né va meglio al Governo con le scelte dei ministri. Su quali dimostrazioni di competenze specifiche (pubblicazioni, esperienze di politica scolastica, conoscenza della materia…) si è scelto l’avv. Mariastella Gelmini come ministro dell’istruzione? Difficile capire, a parte l’amicizia.

Diritto allo studio, studio per tutti. D’accordo ma pagate più tasse (sono tra le più basse d’Europa, anche se in Svezia si paga meno) e date maggiori possibilità di non pagarle a chi è povero di famiglia (non ai figli dei più abbienti che possono pagarsi una casa e risultare così nullatenenti). Finché non ci saranno case per gli studenti, non ci sarà mobilità verso le università migliori, se non ci sarà mobilità non ci sarà competizione. Una riforma dell’università si fa con i piedi, con i piedi degli studenti che possono scegliere dove andare, e non sono costretti a pagare cifre da capogiro per un letto in una stanza a quattro

Fannulloni Ammettiamo che in certi ambienti siano più numerosi i fannulloni e in altri i “furbetti” (questi ultimi fanno anche più danno: vedi la situazione delle banche). Di qui a classificare come fannulloni “gli statali” è piuttosto ridicolo. Le aziende statali – sotto gli occhi di tutti – continutano a funzionare, tranne forse l’Alitalia per cattiva gestione precedente; come mai? La percentuale dei fannulloni è normalmente bilanciata dagli stakanovisti. I quali ovviamente vorrebbero che il lavoro venisse meglio distribuito tra tutti, ma la istituzione deve funzionare (si chiama spirito di “servizio civile”, di cui vanno fieri quelli che lavorano in istituzioni considerate importanti nei loro paesi, dove i lavori “intellettuali” non sono considerati “parassiti e improduttivi“). Ovviamente quando uno stakanovista si sente etichettare come fannullone solo per il fatto di fare per pochi soldi un lavoro che nel privato gli renderebbe il quadruplo, ci rimane un po’ male. Attenti alle generalizzazioni azzardate! Non buttate i tanti bambini stakanovisti con l’acqua sporca dei pochi fannulloni rimasti. Ma il sistema stesso aiuta una certa rilassatezza dei costumi, come già notava Adam Smith.

Forze dell’ordine Il primo ministro minaccia di usare le forze dell’ordine nelle scuole. Ma per legge la polizia a scuola la dovrebbe chiamare il responsabile, cioé i Presidi per le Scuole e i Rettori per l’Università. Questo è accaduto in passato. Oggi è difficile immaginare che chiamino la polizia i rettori, che condividono de facto gran parte dei motivi della ribellione studentesca, dovendo lottare per la sopravvivenza della loro Università cui vengono tagliati i fondi. Alla fine, il giorno successivo, il primo ministro dice di non aver mai pensato di mandare la polizia nella scuola. Pensiero e parole non vanno sempre assieme.

Grembiule Caso interessante di concentrazione dell’attenzione dei mass media. Mentre si sta abbattendo sull’istruzione pubblica uno tzunami, si discute se è una buona scelta mettere il grembiule nella scuola primaria. Si discute di una inezia come se fosse una scelta determinante. Sarebbe interessante sapere se è stato intenzionale o se è stato un caso. Se è intenzionale complimenti a chi l’ha pensato; se è un caso è un bel segno della voglia di cazzeggiare degli italiani.

Maestro unico La ribellione di famiglie e maestri è iniziata alla scuola elementare: chi ha sentito il Ministro Gelmini rispondere in un salotto televisivo sulla funzione dei tre maestri ha capito che probabilmente non sapeva bene come funziona la scuola elementare. I tre maestri non sono quasi mai in contemporanea – se non in casi particolari – e sono tre su due classi. Dunque: (1) ridurre al “maestro unico” vuol dire tagliare un maestro su tre. Riduzione delle spese di un terzo: lo capisce un bambino. (2) ridurre al maestro unico vuol dire riduzione del tempo a disposizione degli alunni a scuola (tranne che dalle suore che sono sempre presenti); lo capisce addirittura anche un adulto. A qualcuno piace “unico”; ma se il modello di educazione è la famiglia, allora perché non almeno due come i genitori o tre compresa una nonna o zia? di “unico” vi è solo il duce.

Nature Importante rivista scientifica che nell’aprile 2008 si chiedeva perché i candidati alle elezioni non avevano puntato sui finanziamenti alla ricerca. L’articolo è a pagamento, ma le prime righe aiutano a capire (vedi voce “risorsa”).

Pensiero e parole Il legame tra pensiero e parole – e in generale tra pensiero e linguaggio – è la questione su cui dibatte ogni teoria della comunicazione. Alcuni sostengono che ogni discorso può essere liberamente interpretato (questa posizione di ermeneutica estremista oltre il “pensiero debole” pare supportata dai curatori dei discorsi del primo ministro, che possono cambiare significato a seconda dell’opportunità – vedi la voce “forze dell’ordine” sopra), altri sostengono che ci sono limiti alle interpretazioni, e che certe frasi hanno certi valori di verità (vero o falso) e conseguenze che è difficile negare. Per entrambi vale che una implicatura conversazionale si possa e si debba cancellare per tempo se non era intenzionale (o non si vuole che appaia come tale); la differenza tra i due tipi di scuola è che per la seconda non tutto è implicatura; ogni tanto si dice appunto qualcosa valutabile come vero o falso, o come asserito o no. Non tutto si può “cancellare”; qualche volta occorrerebbe “ritrattare” (dire “ho sbagliato”, anche se difficile).

Portfolio aziendale Il richiamo degli studenti è alla differenza tra Università come istituzione pubblica e azienda. Istituzione pubblica richiama due cose: (1) la cosa pubblica – notoriamente qualcosa che si contrappone all’idea di “Cosa Nostra”. (2) la coesione sociale: a differenza di una azienda, uno stato non può “licenziare” i suoi cittadini (se non mandandoli al confino). Il richiamo all’università come bene pubblico è un richiamo ai valore della cosa pubblica.

Precari I precari all’università sono spesso una eredità del passato; chissà; magari parte del personale è stato promosso per amicizia ma è incompetente; si poteva un tempo scaldare una sedia; oggi non si può; ci sono cose da fare; occorre padroneggiare programmi informatici e non sei capace il sitema non funziona. Si puntella così con persone capaci, che diventano veri esperti. Ma proprio a loro non si possono rinnovare contratti. Qui anche colpa della sinistra: vuole garantire il posto e dice: dopo tre anni si assume e non si può proseguire nel precariato. Ma non si assume e la soluzione è licenziare il precario e dare un posto precario a un altro giovane ovviamente inesperto (slogan: invece di eliminare il precariato eliminano i precari).

Professori A diversità dei figli dei dirigenti di industria e dei ministri, i docenti sono passati attraverso concorsi pubblici spesso difficili e hanno dovuto dimostrare capacità e competenza nei loro settori. Qualche pasticcio c’è, ma più di tanto non si può ingannare. E gli stessi docenti chiedono maggiore severità, meno inciuci di amicizie e selezione più rigorosa, con valutazioni a livello internazionale – non è un caso che molti giovani allievi trovino lavoro fuori Italia, avendo studiato da noi. C’è del marcio, ma è piccola cosa di fronte al resto della società civile. Nota: il nepotismo esiste ovunque, anche tra i professori; le raccomandazioni esistono ovunque, ma – a differenza che in altri paesi dove sono richieste esplicitamente – in Italia sono usualmente nascoste e volte a promuovere più l’amicizia e la fedeltà che la competenza. L’Università non si sottrae al malcostume generale, ma almeno ha qualche strumento per reagire, se solo una riforma seria aiutasse!

Risorsa L’università è ovunque una risorsa. Da noi è solo una fonte di spesa da tagliare. Infatti come risorsa dà risultati a lungo termine. E a lungo termine siamo tutti morti, come diceva Keynes. Quindi politicamente non rende. Rende di più fare sconti ai commercianti e agli industriali, gestire l’opinione pubblica con le televisioni e dare panem et circenses (a volte anche meglio solo circenses, ieri gladiatori, oggi calciatori & veline). Curiosamente le nostre tasse vanno a pagare la pessima gestione dell’Alitalia, i buchi delle Ferrovie, la rovina delle banche. Ma non vanno a pagare il futuro della cultura italiana.

Statistiche:non si parla d’altro che delle basse percentuali di spesa per scuola e università rispetto alla media UE; chiara la lettera di “Luca” al Giornale (con risposta irrilevante [“occorre riformare”], dato che era una delle premesse dell’argomento). Nuovo dato, interessante se vero: nonostante i tentativi di diffamazione continui gradimento scuola pubblica al 60%. Mentre si discute di Università, il gap tra USA e Europa permane, anche e soprattutto per la scarsità di fondi. Ecco alcuni confronti di spese per Università e ricerca in Europa e con gli USA. Da anni l’Europa promuove un incremento dei fondi per la ricerca: andare oltre 2% del GDP in Europa, rispetto al 2,5% USA e 3% Giappone; l’Italia, che è al 7° posto al mondo per GDP, è una delle nazioni con la minore percentuale di spesa per Università e ricerca in Europa: per chi ha pazienza di vedere i grafici vedi confronti OCSE su spesa per ricerca di paesi europei (dal sito CRUI); per chi ha meno pazienza vedi dati OCSE 2007.pdf pag.11 o riassuntino o sistemi universitari(wiki). Le statistiche sono affare difficile; vi sono statistiche sui corsi universitari che servono a capire dove tagliare e dove no. L’avv. Gelmini ha parlato di numerosi corsi con un solo studente. Ve ne sono, ma se avete letto il link, non quelli denunciati dall’avvocato (un famoso corso con uno studente era quello di Gottlob Frege, inventore della logica; il suo studente era Carnap; altri tempi).

Status quo. La critica al Governo non è un difesa dello “status quo”; da tempo molti docenti vogliono (a) una riforma dei criteri di accesso all’Università (Mussi ha provato e ha fallito), (b) una classifica delle Università basata sulla ricerca (è stata fatta per un anno e poi è sparita sostituita da una faragginosi criteri di valutazione). Il Governo non propone una riforma, ma propone dei tagli (vedi art.66,legge 133), come se l’università pubblica fosse solo una spesa da tagliare e non una risorsa in cui investire. Il contrario accade in Spagna, Inghilterra, Francia e Germania, che da tempo investono in percentuale almeno il doppio di quanto in Italia (e accolgono molti nostri giovani studiosi).Vedi voce “statistiche”.

Studenti Ci saranno sempre gruppuscoli di sinistra o centri sociali, ma basta guardare le foto delle manifestazioni (sul web ce ne sono a centinaia, Genova compresa) per capire che questo è un movimento di studenti (e a volte con scontri con i gruppi politici anche di sinistra come a Genova è accaduto contro Lotta Comunista). Sono studenti che esprimono un disagio. Sono il futuro del paese. Il presidente della Repubblica Napolitano, con una bella lettera, invita ad ascoltarli. Molti rettori anche, compreso il rettore di Genova. Perché non dovremmo? Ecco ad es. una loro lettera: “non reprimete il nostro futuro“. Equilibrata e chiara. Coma una lettera letta al senato.

Tagli Nel 2002 il Governo italiano propose un taglio del 3% delle risorse destinate all’Università e ricerca. I rettori di 72 Università diedero le dimissioni. Oggi si presentano tagli più consistenti, tali da compromettere la sopravvivenza di moltre Università. Il Governo pare più duraturo e solido e nessun Rettore ha dato le dimissioni. Gli studenti hanno protestato, loro che possono. I tagli si fanno un po’ su tutto, ma a fronte di altri impegni e priorità di spesa. C’è chi sostiene che i tagli alla ricerca sono dovuti all’abolizione dell’ICI prima casa per i ricchi e ai debiti dell’Alitalia (si spera che non si chiudano tutte le Università per pagare i debiti delle ferrovie). il 23 Ottobre 2008 la CRUI insiste nel proporre riforme, non tagli indiscriminati. Ovviamente sono numerose le proteste per i tagli: precari, studenti, rettori, aquis, e un lungo elenco di singoli rettori, da Bergamo a Torino

Università privata Nulla contro le Università private. In Italia ve ne sono alcune e ottime; ma i docenti delle Università private vengono pagati con i soldi pubblici. E anche alcune Università private sono nate con i fondi pubblici (il ministro Moratti, con i finanziamenti pubblici che sarebbero bastati per sbloccare i concorsi richiesti a suo tempo, ha addirittura fondato la Università Europea di Roma, collegata ai legionari di Cristo. Da una parte tagli, dall’altra privatizzazione delle Università pubbliche (art.16 e art. 66, 133). Difficilmente infatti i nostri industriali contribuirebbero in modo pesante a finanziare università, come hanno fatto la Coca Cola ad Atlanta (Emory University), o la famiglia Bush a Harvard, o i Carnegie-Mellon a Pittsburgh, o la Stanford University, fondata dai coniugi Stanford. Non abbiamo in Italia Università Agnelli o Pirelli o Olivetti, ma solo alcune università private (anche buone) dove insegnano docenti che hanno passato concorsi pubblici (e hanno contratti para-statali).

Università pubblica Piace l’università privata perché non ha le regole rigide dell’Università pubblica; può pagare di più e avere meno vincoli sindacali. Su entrambe le cose vi sono spesso ragioni da vendere. Ma un maggior rigore nella università pubblica, sia nella selezione dei docenti che nella gestion del personale, potrebbe accompagnarsi a regole meno rigide (come quelle che impediscono di assumere precari per più di 3 anni). In fin dei conti anche nei 51 stati USA – apparente modello di riferimento – vi sono molte ottime università pubbliche, e in percentuale per esse si spende il doppio che in Italia. [per chi non ha idea ecco una LISTA di università pubbliche USA]. Se da una parte vi è l’Università privata di Stanford, vicino a due passi vi è l’Università pubblica di Berkeley (dove ha insegnato Chomsky); è vero che c’è la privata Carnegie Mellon University a Pittsburgh, ma a due passi vi è anche l’ottima Università pubblica nella Cathedral of Learning, ecc. ecc. Se anche lì funziona così, perché solo noi vogliamo fare gli strani?

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3 pensieri su “Lessico provvisorio (università 2008)

  1. aggiungerei solo Grembiulino: grembiule sì, grembiule no, problema esistenziale su cui si è divisa l’Italia intera (o forse solo i tg e i giornali italiani) per tutta l’estate…

  2. Io vorrei solo fare un paio di appunti:

    a- le proteste sollevatesi sono GIUSTE a prescindere dal PARTITO POLITICO..perchè qui si parla di futuro e trasformazioni.. non di politica..purtroppo sono i modi sbagliati…ma non per questo è giusto che ci minaccino con polizia e forze dell’ordine;

    b-Diritto allo studio : ci si occupa solo dei poveri o degli abbienti..ma quelli in mezzo??che fanno??pagano quanto i ricchi???nessuno lo sa…

    c- si accenna ai professori e a CONCORSI PUBBLICI..forse chi scrive non sa che anche i concorsi pubblici posso essere TRUCCATI??e che se il figlio del rettore tizio fa un concorso al 99.9% lo supera perchè esiste un triste fenomeno sviluppatosi in italia detto nepotismo??non sarebbe ne il primo ne l’ultimo caso..

    E come queste ci sarebbero tante altre cose da dire..cose anche favorevoli alla legge..ma purtroppo nel nostro paese da un pò è sovrana la DISINFORMAZIONE…..non è infatti credibile che in un paese dominato quasi dai media non sia stato possibile avere qualcuno che ci spiegasse in modo chiaro,accessibile a TUTTI, e in tempi concludenti COSA contengano queste leggi che rivoluzioneranno il nostro paese.
    Isomma…siamo un popolo di santi, eroi, navigatori..ma disinformati!!

    Una studentessa ARRABBIATA!!

  3. Cara Fio, studentessa arrabbiata. Hai tutte le ragioni di esserlo. E mi hai fatto cambiare un poco la voce “concorsi pubblici”. Ma il problema è più complesso di quanto appare. Solo in Italia e in pochi altri paesi all’università si accede con il “concorso”, come alle poste o alla pubblica sicurezza. Altrove vi sono procedure più semplici e informali, ma più rigorose nella scelta della qualità.
    All’Università, ovunuque nel mondo, è comunque sempre la comunità scientifica a scegliere chi è bravo o no. E il fatto che i docenti di un settore si mettano d’accordo su chi ritengono il migliore non è nepotismo né stranezza. E’ l’unica strada sensata per decidere. Se poi ogni tanto arriva il furbo che fa passare il parente scemo o l’amante pazienza (ne abbiamo esempi in tutti i campi, dal governo alle banche).
    Oggi capita ancora, ma è raro trovare situazioni davvero scandalose come in altri campi; all’Università alla peggio viene passato un candidato mediocre al posto di uno ottimo, o un bravo studioso locale al posto di un promettente studioso internazionale. E’ vero; vi sono residui del passato e qualche volta accade ancora che si passi il raccomandato di turno contro lo studioso o la studiosa brava, solo perché non è del proprio gruppo di “amici”. Ma cose del genere avvengono anche ad alti livelli nelle università migliori in usa e altrove; qui fa tristezza che si discuta a livelli bassi: non dispute tra grandi scuole di pensiero, ma tra amici di questo o di quello. Ma il livello dei dottorandi sta comunque crescendo ovunque, e quasi tutti quelli che vogliono andare all’Università italiana hanno fatto esperienze all’estero; il “raccomandato scemo” è sempre più una rarità. Almeno questo!

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