presidenti, metafore linguistiche, ironia

Dopo l’elezione di Napolitano a presidente della Repubblica (era già stato scelto a suo tempo contro Rodotà):

 Grillo: “Venite a milioni, qui si fa la democrazia o si muore”.
Rodotà: “Sempre stato contrario alle marce su Roma”

Sono due metafore, la prima è una metafora di citazione (“qui si fa l’Italia o si muore”, frase usata spesso da Grillo)(*); il capo del movimento esagera (fa un’iperbole) perché richiama il detto di una battaglia dove si moriva per davvero contro le truppe borboniche. Ma la battaglia e la guerra sono metafore usuali per gli “scontri” politici.

La seconda è una metafora storica;  sull’idea di andare tutti a Roma e cambiare le cose con un’invasione di popolo, richiamando la più celebre “marcia su Roma”  di fascista memoria, ove Mussolini portò alla dissoluzione dello Stato liberale. Il Re, di fronte alla marcia su Roma di decine di migliaia di cittadini, decise di affidare l’incarico di un nuovo governo a Mussolini .

Vedi le parole di Rodotà:

<http://video.repubblica.it/dossier/repubblica-delle-idee-2013/rodota-sempre-stato-contrario-a-ogni-forma-di-marcia-su-roma/126059/124556?ref=&ref=HREA-1&gt;

<http://tg.la7.it/politica/video-i695691&gt;

Rodotà vuol  far capire che una “presa di potere del popolo” fuori dalle norme della democrazia non è auspicabile e  mostra così la sua distanza da  una strategia “movimentista” del gruppo che ha sostenuto la sua candidatura. Non credo lo faccia per non far pensare che sia lui dietro questa proposta di manifestazione. E’ in effetti difficile pensarlo. Rodotà e un uomo fuori dal comune, come risulta dalle varie intervista ove appare appunto un uomo normale (ove è comune che ogni italiano tende a presentarsi sempre come portatore di una qualche “eccezionalità”).

Rodotà ha sempre voluto fare il “guardiano del giardino del diritto” (http://www.youtube.com/watch?v=u2ppJjo7uOo).

(*) descrizione della battaglia di Calatafimi di Giuseppe Guerzoni, citato in wikipedia: «Quel pugno di uomini trafelato, pesto, insanguinato, sfinito da tre ore di corsa e di lotta, trovata ancora in quelle maliarde parole la forza di risollevarsi e tenersi in piedi, riprese, come gli era stato ordinato, la sua salita micidiale; risoluto all’ecatombe… e come l’eroe aveva previsto, la fortuna fu di loro. Incalzati nuovamente di fronte a quel branco di indemoniati che pareva uscissero da sottoterra, sgomenti dall’improvviso rombo dei cannoni che Orsini era finalmente riuscito a portare in linea, turbati dal clamore crescente delle squadre sui loro fianchi, i borbonici disperano di vincere, e voltate per la settima volta, le spalle, abbandonano il monte e si precipitano a rifugiarsi dentro Calatafimi.»

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