Logica: impara il principio di contrapposizione (p–>q)–>(-q –> -p)

Leggo un riferimento a intervista al tg5 di martedì 7: “dal secondo grado del processo Mediaset mi aspetto un’assoluzione totale perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto, se i giudici saranno integerrimi, ecc. ecc.”

In poche parole: se i giudici sono integerrimi, allora x viene assolto (p -> q)
[la cosa è più sottile: x si aspetta che x venga assolto” – è il punto di vista di x, ma questo rafforza l’aspetto retorico: x si aspetta, come chiunque cittadino x  innocente si aspetta che q]

ora il principio di contrapposizione è uno dei principi o regole logiche più semplici e intuitive, utile in matematica e nel linguaggio comune:

(p -> q) -> (non q -> non p)

(se i giudici sono integerrimi -> x viene  assolto) -> (x non viene assolto -> i giudici non sono integerrimi)

è fatta! Gli italiani, che sanno ragionare come tutti gli umani (siamo animali inferenziali) si convinceranno, avendo assunto (p -> q), di quanto vale per contrapposizione:  se x non viene assolto, allora i giudici non sono integerrimi (di fatto è l’argomento che prosegue nell’intervista, con una chiara esplicitazione della legge di contrapposizione).

Comunque x usa, ed anche aiuta a capire le leggi logiche e il loro effetto pragmatico.  L’effetto pragmatico della legge di contrapposizione è molto forte: le assunzioni dubbie quasi spariscono di forze alla forza del ragionamento logico logica. Il problema è che la regola di contrapposizione dice che SE (p -> q) ALLORA (non q -> non p). Cioè assume che sia VERO che se i giudici sono integerrimi allora x sarà assolto. Ma è vero che p ->q?

E’ questo il problema, come nel dilemma del venditore. La premessa non è giustificata, se non da una  presupposizione: “x è innocente”. Non è un dato secondario. Molte persone accusate di qualcosa si dichiarano innocenti. Per questo esistono “nozze, tribunali e are” che fecero le umane genti “esser pietose di se stesse e d’altrui”. Per evitare l’identificazione di “credo che p” con “p”. E’ questo il tentativo di evitare la legge della giungla.

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